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Il corvo all’origine, aveva penne bianche, era un uccello grazioso, sembrava d’argento, ma il vizio di parlare troppo e a sproposito, lo aveva condannato, infatti le sue meravigliose penne bianche erano diventate di colore nero.

Tutto ebbe origine allorquando il corvo, l’uccello del dio di Delfo, scoprì l’adulterio di Coronide con Ischys, di cui era innamorato. Coronide era una meravigliosa ragazza di Larissa, di cui si innamorò perdutamente il dio Febo. Purtroppo per il dio Apollo (o Febo), la giovane era innamorata del giovane Ischys, e di tale tresca corvo venne a conoscenza. Corvo decise di riferire il tradimento di Coronide a Febo. La cornacchia però capì le intenzioni di corvo e rivolgendosi a lui le disse:”Viaggio pericoloso è il tuo; dai retta alle predizioni che ti fa la mia lingua. Guarda me che cos’ero e cosa sono ora e chiediti la ragione: scoprirai che a rovinarmi è stata la fedeltà”. Cornacchia racconta allora a corvo che una volta Minerva, nascose un fanciullo orfano in una cesta, che affidò alla custodia delle tre vergini nate dal mostruoso Cecrope. Minerva diede ordine alle vergini di non guardare mai il contenuto di quella cesta. Una di loro, Aglauro, però, non ubbidì all’ordine ricevuto, e scoperchiata la cesta vide un bimbo con accanto disteso un serpente. Cornacchia visto l’episodio, e sicura di fare un favore a Minerva, decise di rivelargli l’accaduto, e per tutta ricompensa, venne degradata dalla dea alla natura di civetta! “La mia punizione dovrebbe servire di monito agli uccelli, perché non cerchino guai parlando troppo”.  “La mia storia purtroppo è molto triste, è causa di ogni mio male, fu la mia bellezza” aggiunse cornacchia. E raccontò le sue vicissitudini a corvo.

Nata principessa con molti illustri pretendenti in matrimoni, cornacchia, prima di diventare tale, era una meravigliosa ragazza.

Un giorno mentre passeggiava lungo la spiaggia, venne notata dal dio del mare, che se ne invaghì. Dapprima con lusinghe e promesse cercò di conquistarla, poi, visto che la ragazza non cedeva, il dio del mare, passò alle manieri forte e decise di prenderla con la forza. Invocato l’aiuto degli dei, per non soccombere nelle grinfie del violento dio, Minerva decise di accorrergli in aiuto. Mentre la ragazza tendeva le braccia al cielo in cerca di soccorso, si compiva la metamorfosi, la veste si trasformava in un manto di piume che aveva messo radici profonde nella pelle. Le mani erano diventate ali, e mentre correva, si librava in volo, in alto nel cielo, e illibata venne assegnata a Minerva come sua compagna. Nonostante il racconto fatto, corvo non volle sentire ragioni, e rivoltosi a cornacchia le disse:”Che il malanno ti porti, te con i tuoi richiami!Io non mi curo del tuo vano presagio”.

Corvo riferì a Febo (Apollo) di aver visto Coronide giacere con un giovane dell’Emonia. Alla notizia di quel tradimento, il dio innamorato andò su tutte le furie e decise di punire severamente la ragazza, che venne inesorabilmente trafitta da una freccia scagliata dal dio. Prima di morire però ella disse:”Prima di pagare, Febo, potevo partorire. Ora moriremo in due insieme!” e morì.

Febo si pente amaramente del suo gesto, la pietà lo colpisce, vorrebbe ritornare indietro, ma non è più possibile, la morte ormai si è impadronita di lei, tuttavia prima che venisse cremata, egli strappò dalle fiamme la propria semenza( infatti la creatura portata in grembo da Coronide era figlio di Febo) togliendolo dal grembo della madre, e portò in neonato nella grotta del centauro Chirone. Quanto al corvo, che si aspettava un premio per aver detto la verità, per punizione, venne escluse dal novero degli uccelli bianchi. L’avvertimento di cornacchia si era avverato.